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Monday, 29 June 2015

Italy’s first Master’s Degree in Public History starts in September 2015

(See Italian version below)

The University of Modena and Reggio Emilia, Department of Language and Cultural Studies, launches Italy's first Master's degree in Public History, beginning with the 2015/2016 academic year. The master is a 2nd level Master's Degree in Public History.


UNIMORE Master in Public History


"History is us, no one is to feel excluded" (Francesco De Gregori).

foto Bertucelli
Prof.Lorenzo Bertucelli, Director of the Master








The news in itself is amazing, congrats and best wishes are in order. So is the urge  to enquire about the reasons for choosing small-town Italy for this somewhat belated arrival on the  international PH scene, and the pretty town of Modena over Rome, Milan or Naples - their imposing resources and academic facilities notwithstanding. "Let's not forget  Modena's past as state capital and the worldwide reputation for excellence it enjoys today : from legendary Ferrari cars to the Philosophy Festival, to name but a few," says Professor of Contemporary History Lorenzo Bertucelli, who with colleague Paolo Bertella Farnetti designed the Master's program. "Glocalization aside,” he continues “Modena built on a tradition of culture and creativity pervading every activity in its territory -right in the center of the Emilia region. Among our partners in the Master's  you will find some of the leading institutions in this process, such as the Historical Institute in Modena and the ISTORECO in Reggio Emilia, the Fondazione Fossoli, and the Istituto Cervi.
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Prof. Paolo Bertella Farnetti, Public History Master organizer

We're talking about a permanent legacy created by a territory that experienced the major events in history  –  notably WWII and its most defining  moments, both tragic and heroic. A strong regional identity has developed, based on deep historical roots, and it has been retained through many stages of telling. Hence its particular propensity for public discourse and the reproduction  of history as a shared narrative frame, closely interwoven with the associative fabric and, more generally, with its strong citizen participation in the public sphere and in the political process. In the decades between the end of the war and the 1980s, this has often translated into a 'public use of history' in the classical sense. Taking advantage of established skills and considerable potential, that tradition can now morph into a 21st century  best practice for  Public History. "Thanks to the  rich network of organizations, museums, institutions  and cultural centers  within this common fertile ground,  our Master's program is in a unique position to benefit from a wealth of knowledge, practices and expertise. Not only is this  particularly valuable to the goals of Public History, but also provides our students with an extensive choice of  reputable internships both nationally and internationally." Rich in creative energy and international connections, Modena has been at the forefront in the creation of modern  manufacturing districts and is now ready to revive its "cultural district" as well.
"The goal of  Public History is clear: take history out of a strictly academic setting and make it accessible and useful to a wider audience, employing a broad range of tools as a means to that end," adds Paolo Bertella Farnetti. "It's the right answer to the public's undeniable thirst for History. Often ignored by traditional historians, this demand ends up being addressed mostly by willing amateurs acting more or less in good faith, at the expense of historical truth. Academic history would have much to gain from the development of Public History. Equally relying on the scientific method, PH professionals seek to foster a love of history and its transformation into a shared value, as well as community engagement. It 's time to lend accuracy and visibility to this trend and to make full use of the rich - but often neglected - Italian historical heritage. "
How to apply ?
  • Registration deadline: September 4, 2015
  • Tuition Fee: 2,700 EUR, payable in two equal installments
  • Audit Fee: 600 EUR
  • The Master's Program will admit a minimum of 10 and a maximum of 50 students.
  • Lessons will take place from October 2015 to May 2016. Classes will be held from 9 a.m. to 6 p.m. Fridays, and  from 9 a.m. to 1 p.m. Saturdays .
  • Course Locations: Unimore, Department of Linguistics and Cultural Studies, Modena; The Historical Institute, Sala Ulivi, Modena
    Student Workload: 1500 hours including lectures, workshops, practical classes, independent study, internships and final dissertation
  • Internships will take place between November 2015 and June 2016. The final Dissertation will be submitted for assessment in the months of June and July, 2016.
  • For more information, please contact Professor Lorenzo Bertucelli, Director:  lorenzo.bertucelli [at] unimore.it
  •  2nd level Master's Degree in Public History website: www.masterpublichistory.unimore.it

ITALIAN VERSION:

Perché un Master in Public History? Nasce in Italia il primo Master in Public History, presso il Dipartimento di Studi linguistici e culturali dell'Università di Modena e Reggio Emilia, (anno accademico 2015-16)UNIMORE Master in Public History

“La storia siamo noi…nessuno si senta escluso” (Francesco De Gregori).
L’Università di Modena e Reggio Emilia, in collaborazione con Fondazione ex Campo Fossoli di Carpi, Istituto Storico di Modena, Istoreco di Reggio Emilia eIstituto Cervi di Gattatico (RE), ha attivato un Master Universitario di II livello in Public History per l’anno accademico 2015-2016. Il Master introduce per la prima volta nell’Accademia italiana una nuova disciplina, diffusa con successo in numerosi paesi del mondo, soprattutto anglosassoni. E’ una sfida, ma anche una nuova frontiera di conoscenza e di opportunità di lavoro. La Public History è la storia applicata alla società in cui viviamo: consiste nel produrre, conservare e diffondere la storia nel territorio e nel tessuto sociale, con ogni tipo di linguaggio, di strumento e di tecnica, per e con ogni tipo di pubblico.
La notizia di per sé è straordinaria, con tutti gli auguri e scongiuri del caso. E' però forte la tentazione di chiedere subito agli organizzatori perché questa iniziativa, così in ritardo rispetto ad altri paesi, è nata "in provincia", nella graziosa città di Modena, e non a Roma, Milano o Napoli, con le loro imponenti risorse e strutture accademiche.
"Non dimentichiamoci che Modena ha un passato di capitale di Stato e incorpora alcune eccellenze conosciute a livello mondiale, dalla Ferrrari al Festival di filosofia", dice Lorenzo Bertucelli, professore di storia contemporanea che insieme al collega Paolo Bertella Farnetti ha organizzato il master. "Non starei neanche a scomodare la glocalisation - continua - penserei piuttosto alla sedimentazione prodotta dal lavoro di un 'distretto culturale' dell'Emilia centrale che ha avuto fra i protagonisti anche gli enti che collaborano al master (gli Istituti Storici di Modena e Reggio Emilia, la Fondazione Fossoli, l'Istituto Cervi). Parliamo di un'eredità prodotta da un territorio attraversato dalle grandi vicende della storia - in particolare la seconda guerra mondiale che ha visto concentrati qui tutti gli aspetti 'tragici' ed 'eroici' che l'hanno caratterizzata - e che soprattutto si è sempre RACCONTATO in relazione alla propria storia. Di qui una particolare sensibilità verso il discorso pubblico e la narrazione della storia come trama comunitaria costruita e innervata dal tessuto associazionistico e più in generale dalla forte partecipazione dei cittadini nello spazio pubblico (incluso quello politico). Nei decenni tra la fine della guerra e gli anni '80 del secolo scorso ciò si è spesso tradotto anche in un 'uso pubblico della storia', nel senso classico, ma ora quella tradizione può essere declinata nel XXI secolo, sfruttandone le attitudini e le potenzialità, in una buona pratica di Public History. La ricca rete di associazioni, musei, enti, centri culturali che stanno dentro questo humus comunitario, permette al Master di posizionarsi al centro di un network di conoscenze, pratiche e professionalità che appare particolarmente fecondo per gli scopi e la finalità della PH. E naturalmente per gli stage degli studenti che quindi possono usufruire di una articolata e sperimentata gamma di possibilità nazionali e internazionali."
Public History and the Media EUI Conference, February 2015. Workshop participants fabio Luppi & Manfredi Scanagatta from University of Modena and Reggio Emilia Public History Master enjoys a coffee break in the garden at Villa Salviati. (Photo courtesy of Serge Noiret)
Una città di provincia sì, ma piena di iniziative e di contatti internazionali, che è stata all'avanguardia nell'attuazione dei distretti industriali, pronta a cimentarsi nella costruzione di un nuovo 'distretto culturale'.
"L'obiettivo della PH è chiaro: far uscire la storia dall'università, farla fruire da un pubblico più vasto, da tutti, con tutti gli strumenti possibili." aggiunge Paolo Bertella Farnetti, "E' la risposta corretta all'innegabile domanda di storia che arriva dalla nostra società. Una domanda che viene spesso disattesa dagli storici tradizionali e che quindi viene affrontata per lo più da dilettanti volenterosi, più o meno in buona fede, con grave rischio per la verità storica. La storia accademica avrebbe molto da guadagnare dallo sviluppo della PH. Partendo sempre da una metodologia scientifica i professionisti della PH vogliono arrivare a far amare la storia, a farla diventare un valore condiviso e a coinvolgere il pubblico in questo processo. In Italia già molte iniziative fanno parte della Public History senza averne la consapevolezza. E' ora di dare rigore e visibilità a questa tendenza, è ora di utilizzare fino in fondo il patrimonio storico italiano, che è una ricchezza spesso immobilizzata".
Fabio Luppi

Come iscriversi?
  • Le iscrizioni sono aperte fino al 4 settembre 2015, alle ore 12:30.
  • Per l’accesso è necessario una laurea magistrale o vecchio ordinamento
  • Numero massimo di posti disponibili: 50.
  • Quota di iscrizione totale: 2700 euro (in due rate uguali) .
  • Quota di iscrizione per gli uditori 600 euro.
  • Bando d’ammissione
  • Direttore del Master: Prof. Lorenzo Bertucelli

Saturday, 2 May 2015

"The Americans": Spy Story? Dramma Coniugale? Public History della Guerra Fredda?

The-Americans
The Americans,[1] serie TV (35 episodi, tre serie), 2013-2015, produzione FOX (Fox 21 Television Studios e download possibile da diverse fonti, anche in un blog italiano (The Lord of Streaming) come sul sito di Eurostreaming.tv). [2] <http://www.fxnetworks.com/shows/the-americans/episodes>.


 «Tutto è lecito in amore e in guerra fredda» è il motto della serie televisiva The Americans, che è arrivata alla terza stagione nel 2015 (una quarta stagione è prevista), riscuotendo un grande successo di critica, già dalla prima serie, e di pubblico, soprattutto dalla terza serie.[3]
Benché girati a New York, gli episodi si svolgano a Washington all’inizio degli anni ’80, con la fine del mandato di Jimmy Carter (1977-1981): le elezioni del 1980 vedono il trionfo repubblicano di Ronald Reagan, presidente per due mandati dal 1981 al 1989. La prima serie, andata in onda nel 2013, comincia infatti poco dopo il 1980 e la nascita di una politica estera marcatamente anti-comunista da parte di Reagan, che segna la fine della politica di détente elaborata da Carter dopo la guerra del Vietnam; si tratta di una radicalizzazione che accelera la lenta disintegrazione dello Stato sovietico durante il decennio.[4]the-americans demi
Il regista Joe (Joseph) Weisberg (1966-) ci offre con The Americans una trama suggestiva nella quale si intrecciano le vicenda familiari e amorose di una coppia di spietate spie sovietiche trapiantate negli Stati Uniti da anni: Phillip (Matthew Rhys) e Elizabeth Jennings (Keri Russell). I Jennings posseggono una piccola agenzia di viaggio che permette di giustificare numerosi spostamenti e di coprire cosi le loro attività spionistiche.[5]
Weisberg, cresciuto in una famiglia ebraica,  si è laureato a Yale, dopo aver seguito corsi di storia russa nell’epoca Reagan, e nel 1990 decide di lavorare per la Cia, rompendo con il suo ambiente “liberal” di origine. Le sue scelte e la sua esperienza nei servizi segreti americani diventarono romanzo -scritto dopo essersene allontanato dopo la morte del padre nel 1997.[6]
Infatti l’a. della serie scrive un scenario molto “storico”, anche se le gesta delle nostre spie sono solo ispirate a fatti realmente accaduti: certamente la sua esperienza diretta alla Cia è servita per tracciare il personaggio di Stan Beeman (Noah Emmerich), l’agente dell’FBI che si occupa di controspionaggio e, in modo particolare, di scoprire le attività segrete dei sovietici, non esitando ad uccidere se necessario come, d’altronde, i Jennings. In The Americans Beeman si confronta direttamente con la coppia dei Jennings, suoi vicini di casa in un sobborgo residenziale, emblema del sogno della media-borghesia americana.
Quanto ai due protagonisti - Phillip e Elizabeth – secondo la trama si sono conosciuti all’università in Unione Sovietica, dopo sono entrati nel Kgb, e successivamente si sono sposati per nascondere le loro attività negli Stati Uniti. Alcuni flashback mostrano Elizabeth in Russia mentre si prepara al mestiere di spia. Con il passare degli episodi i due vengono raffigurati con differenze sempre più acute: Phillip esegue gli ordini, ma sempre con fare dubbioso, e risente del fascino del capitalismo e del sistema dei consumi americano, mentre Elizabeth rimane fanaticamente impermeabile alle lusinghe del benessere occidentale ed è pronta ad eseguire senza alcuna discussione gli ordini che le vengono dati.
iTunes   Podcasts   The Americans  Slate TV Club Insider by Slate Magazine
"The creators, cast, and crew of FX’s original drama The Americans reveal behind-the-scenes details about the making of each episode in Season 3. The podcast [was] released shortly after The Americans airs on FX each Wednesday at 10 pm Eastern and Pacific. "

Nella terza serie il Kgb richiede di arruolare anche la figlia adolescente Paige. La madre è pronta ad acconsentire, mentre  Philip si oppone, ritenendo che per i loro figli sia preferibile rimanere fuori da attività clandestine estremamente  pericolose visto che entrambi i genitori rischiano quotidianamente la vita.
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The Jennings Family in the 3rd Series - La Famiglia dei Jennings nella terza Serie di "The Americans
Nella “vita normale” i protagonisti Phillip e il suo  amico Stan si confidano le reciproche traversie  sentimentali. Molto probabilmente Weisberg si  riconosce nell’agente dell’FBI Beeman, un  personaggio che viene raffigurato come leale al suo  paese, ma con un matrimonio in piena crisi e  sensibile alle attenzioni della bella spia Nina  Krilova (Annet Mahendru) addetta dell’ambasciata  sovietica. La giovane e ambiziosa Nina oscilla tra la  voglia di svolgere bene il proprio lavoro per  l’ambasciata e, invece, la tentazione di lasciare  tutto e di inserirsi negli Stati Uniti grazie a  Beeman, diventato suo amante.
Il «New York Times» nel gennaio 2013, dopo l’uscita dei primi episodi, ha sottolineato la capacità di Weisberg di mettere in scena il mondo dello spionaggio a partire dall'esperienza da lui vissuta: anche Weisberg ricorda quanto sia stato difficile destreggiarsi tra vita privata, famiglia e la professione di spia, che chiede continuamente di ricorrere alla menzogna.[7] E in un intervista a Slate Weisberg ha spiegato che la serie oscilla tra un'interpretazione intimista: la famiglia di spie alle prese con relazioni coniugali tese e una storia più globale che rendesse conto delle tensioni dell'ultimo periodo di guerra fredda.
La storia è centrale nella presentazione di ogni episodio: fonti audiovisive, fotografie, documenti d’epoca, ritratti dei protagonisti di allora come Reagan, e oggetti simbolici di propaganda e emblemi dell’epoca tardo-sovietica riassumono le coordinate di quell'ultima parte della guerra fredda contro il comunismo.[8] Ma non è una serie propriamente storica, che intende presentare un racconto storico della guerra fredda. Nondimeno la sua grande capacità attrattiva risiede nella ricostruzione di ambienti - nell’epoca finale della guerra fredda – in cui si ritrovano intrecci tra missioni pericolose  e relazioni familiari. La storia delle tensioni tra Russia sovietica e Stati Uniti degli anni ’80 serve di sfondo al racconto delle missioni spionistiche, che si muovono tra il dispiegamento degli SS-20 in Europa dell’Est, la risposta americana con i missili Cruise, la fuga dei cervelli sovietici negli Usa dove lavorano anche a programmi militari nuovi come quello degli Stealth, gli aerei invisibili, e così via.[9]
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La storia “si vede” soprattutto quando i personaggi accendono la televisione, quando si ha notizia della campagna Carter-Reagan e dell’elezione dell’ex-governatore della California e, soprattutto, dell’impatto sulle nuove relazioni con i sovietici, della violenta polemica anti-comunista di Reagan. Ad esempio l’attentato del 30 marzo 1981 a Washington, ad opera di uno squilibrato, è evocato nella seconda serie, attraverso immagini alla televisione, dove il segretario di Stato di allora, Alexander Haigh,  interviene per rassicurare il paese.
Benché “sfumata”, la storia è onnipresente soprattutto nei dettagli maniacali della vita materiale di allora: le case, le macchine, i vestiti, i tagli di cappelli, gli oggetti di consumo, ecc.  Chi ha vissuto gli anni precedenti il crollo del muro di Berlino si immerge immediatamente negli ambienti ricostruiti da The Americans, rivivendo i colpi di coda dell’Orso sovietico sempre più incapace di mantenere il passo dello sviluppo economico e militare della potenza americana e di rimanere una potenza globale. A titolo di esempio, di questo divario crescente si trovano tracce nello sconforto di Philip alla notizia della perdita di sottomarino nucleare sovietico e dell’equipaggio per colpa di problemi tecnologici.
Nel frattempo, la coppia protagonista è alle prese con richieste sempre più pressanti in provenienza da Mosca, e oggetto di attività del controspionaggio americano. Nella serie TV si trovano ricostruite anche le lotte intestine nell’apparato sovietico, i diversi livelli di poteri e di ordini, talvolta anche contradditori, le multiple forme di sorveglianza che gli agenti dovevano subire da parte della madrepatria.
Chi scrive ha visto la serie con due figli adolescenti, non particolarmente appassionati alla storia come viene insegnata a scuola in Italia. Nondimeno, sembrano aver apprezzato la lezione di Public History che questa serie Tv offre per ricostruire il clima della guerra fredda nel corso degli anni ’80. I due ragazzi  - oltre a non perdersi nessun episodio - si sono incuriositi di quest’epoca, interessandosi della dinamica psicologica fra genitori e figli della famiglia Jennings. Il figlio ancora pre-adolescente Henry Jennings di 12 anni e, soprattutto, la figlia Paige di 14 anni, si scontrano contro un’autorità genitoriale che non riescono più a capire. Paige si ribella e cerca nelle comunità evangeliche del suo quartiere e nella bibbia un senso alla sua vita. La giovane Jennings cercherà anche di impegnarsi politicamente e socialmente grazie alla parrocchia, accrescendo il contrasto con l’ideologia e la cultura atea materna.
Si tratta di un dramma familiare che appassiona gli spettatori e che rende consuete anche le figure dei protagonisti, che si dibattono fra dilemmi di fedeltà alla patria, attrazione verso il sogno americano, difficoltà di vivere le relazioni di coppia e quella genitori-figli, in un modo da far rivivere quel mondo del pre-1989, che sembra scomparso così rapidamente dalla nostra memoria.
[1] The Americans, .
[2] Dettagli tecnici sulla serie “The Americans” si trovano nella banca dati Internet Movie Database (IMBd), . Altre informazioni sono disponibili nella  en.Wikipedia,  e nella it.Wikipedia .
[3] Per alcuni dati statistici sul numero di visioni delle serie tra la prima e la terza, vedere “The Americans” renewed for Fourth Season”, di Lesley Goldberg, in The Hollywood Reporter, 31 marzo 2015, .
[4] Cfr. M. Del Pero, “Morning in America”: la storiografia scopre Ronald Reagan, in «Storica», 13/38 (2007), pp. 9-31.
[5] Cfr. P. Deery e M. Del Pero: Spiare e tradire: dietro le quinte della guerra fredda, Milano, Feltrinelli, 2011.
[6] Cfr. J. Weinsberg, An Ordinary Spy: A Novel, New York, Bloomsbury USA, 2008.
[8] Sulla politica dei conservatori americani sotto Nixon e Ford, si veda di Mario Del Pero: Henry Kissinger e l'ascesa dei neoconservatori: alle origini della politica estera americana., Bari: Laterza, 2006 e dello stesso autore su Reagan: "Morning in America": la Storiografia scopre Ronald Reagan.", cit..
[9] Leopoldo Nuti, Leopoldo, Frédéric Bozo, Marie-Pierre Rey and Bernd Rother, (a cura di): The Euromissile Crisis and the End of the Cold War. Stanford/Washington DC: Stanford University Press/Woodrow Wilson Center Press, 2015.

Saturday, 31 January 2015

Workshop Public History and the Media, February 2015

The IFPH-FIHP,  together with the NCPH and other associations and cultural institutions, sponsors an important workshop on Public History which will take place at the History and Civilisation Department, European University Institute, in Florence-Fiesole, Italy, 11th, 12th and 13th February 2015. The goals of the workshop, the name of the participants and the full programme are published below. Two professors in the History and Civilization Department at the EUI shared the scientific organisation with the responsible of this blog: Prof. Luca Molà and Prof. Lucy Riall. Sandra Toffolo, project manager for  European History Primary Sources coordinates the administration of the workshop.  Who is, in general, interested by Public History, the interconnection between the discipline and the media, the differences between academic and public history, the public history job market and digital public history issues, is warmly encouraged to attend this workshop open  freely to everybody.
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Public History and the Media

Photography by Serge Noiret for the Workshop "Public History and the Media" (San Francisco - March 2014)
Photography by Serge Noiret for the Workshop "Public History and the Media" (San Francisco - March 2014)
In recent decades, public enthusiasm for history and popular engagement with the past has grown dramatically. The popularity of history is manifested most visibly in the proliferation of television documentaries and historical dramas but it is also discernible in the rebirth of the historical novel, the organization of large-scale commemorations of historical anniversaries, the development of new historical museums and exhibitions, re-enactments and living history activities and the emergence of public history as a separate field of academic study. Digitization has also brought history and historical research to the broader public in hitherto unconceivable ways. Yet, for the most part, and with some notable exceptions, academic historians have remained extraneous to these developments, and their relationship to the public is different from that of public historians.
Is this difference between academic and public historians only about different professional ambitions, separate audiences and a different use of communication media? While it is not possible to become a public historian without an academic background, it is possible to be an academic historian without engaging in public history. Both are professional historians working with the past: their roles and their audiences are complementary although their practices are different in terms of methodology and forms of communication. Moreover, the development of public history raises questions about historical interpretation and the political use of the past that concern all historians, and should provoke a debate about ownership of the past in which both academic and public historians have much to contribute.
This workshop will take place at the European University Institute in Florence, Italy and is organised by the History and Civilisation Department, The Historical Archives of the European Union and the Max Weber Programme’s Academic Careers Observatory. The scientific organizers, Luca Molà, Serge Noiret and Lucy Riall, brought together a number of leading practitioners in the field of public history and the media to discuss the current state of the field and in order to explore the relationship between public history and academic history. The first day of the workshop will be given over to exploring the relationship between history and media culture, with panels on oral history, publishing and teaching, films and the phenomenon of so-called ‘media dons’. The second day will focus on digital public history tools, practices and narratives. The third day will deal with the history of public history in the USA, discuss public history as an alternative career and look at public history in museums and exhibitions.
Florence
Photography by Serge Noiret: Florence from the Badia Fiesolana, European University Institute
Day 1 - Wednesday 11 February 2015 – Villa Schifanoia, Sala Europa
8.30-9.00        Registration (Sala Bandiere)
9.00-9.30         Welcome and Introduction
9.30-11.00      Session 1 - Oral History
Chair: Luisa Passerini (EUI)
‘L’Archivio degli Iblei’ and ‘Terramatta’: Sharing Memories Publically - Chiara Ottaviano (Cliomedia Officina, Turin)
Oral History and Video Performance - Giovanni Contini Bonacossi (Associazione Italiana Storia Orale)
‘Italy in a Day’ by Gabriele Salvatores: The First Italian User Generated Film - Ilaria Castiglioni (Indiana Production, Milan)
 11.00-11.30    Coffee Break
 11.30-13.00    Session 2 - Publishing
Chair: Lucy Riall (EUI)
Big History: Making New History Books into Major Events - Simon Winder (Penguin)
From Written to Live History: A Publisher’s Experience - Giuseppe Laterza (Laterza Editore)
13.00-14.30    Lunch
14.30-16.00    Session 3 - Teaching Public History and the Use of Textbooks
Chair: Stéphane Van Damme (EUI)
Inventing Europe: Teaching Europe Through the Lens of Technology - Suzanne Lommers (Foundation for the History of Technology)
 Master Narratives and History Education: Wasn’t the Spanish Reconquest Actually a Conquest? - Mario Carretero (EUI & Universidad Autonoma Madrid)
Teaching Digital Public History - Enrica Salvatori (Università degli Studi di Pisa)
16.00-16.15    Break
16.15-17.15    Session 4 - TV and Radio
Chair: Youssef Cassis (EUI)
Broadcasting History: The Constraints and Possibilities of the Medium - Luca Molà (EUI) and Lucy Riall (EUI) in conversation with Amanda Vickery (Queen Mary University of London)
17.15-17.45    Coffee Break
17.45-20.15     Rai Fiction Film: Un mondo nuovo - Altiero Spinelli
Introduction
Pier Virgilio Dastoli (Consiglio Italiano del Movimento Europeo) and Alberto Negrin (Director)
Projection of the Film (with English subtitles)
Q & A
 Day 2 - Thursday 12 February 2015 – Historical Archives of the  European Union, Villa Salviati
9.00-9.45        Keynote Lecture - What is Digital Public History? - Mark Tebeau (Arizona State University)
9.45-11.15      Session 5 - Digital Public History Narratives
Chair: Rebecca Conard (Middle Tennessee State University)
Urban Media Archive in the City of Lviv: From Collecting to Engaging - Bohdan  Shumylovych (EUI & Center for Urban History of East-Central Europe)
CENDARI: The Collaborative European Digital Archive Infrastructure for the Study of WW1 and Medieval Culture - Andrea Buchner (University of Birmingham)
From the War to the Web: Crossing Borders with the Europeana 1914-1918 Project - Ad Pollé (Europeana)
11.15-11.45    Coffee Break
11.45-13.15    Session 6 - Digital Archives
Chair: Dieter Schlenker (EUI-Historical Archives of the European Union)
The Medici Archive: Private Collection and Public Use - Alessio Assonitis (The Medici Archive Project)
The Venice Time Machine Project - Frédéric Kaplan (École Polytechnique Fédérale de Lausanne)
13.15-15.00    Lunch
15.00-16.30    Session 7 - Mobile and Time-Based History
Chair: Mark Tebeau (Arizona State University)
Memory Sharing and the New Media in Exhibiting Florence 1940-1944 - Valeria Galimi (Università della Tuscia)
Oral History Contents in the Web: The Memoro Archive - Luca Novarino (Memoro Project)
 In Susan Horner’s Florence - Alyson Price (The British Institute of Florence)
16.30-17.00    Coffee Break
17.00-18.30    Session 8 - European Narratives
Chair: Federico Romero (EUI)
Writing a New History of Europe - Frédéric Clavert (Labex EHNE, Paris)
Using EU Websites for the History of European Integration - Dieter Schlenker (EUI-Historical Archives of the European Union)
HistoGraph: Human and Machine Computation for European Integration Studies - Lars Wieneke (CVCE Luxembourg)
 Day 3 - Friday 13 February 2015 – Badia Fiesolana, Refectory
9.00-10.30      Session 9 - Public History in the USA
Chair: Serge Noiret (EUI)
The Pragmatic Turn in American Historical Thought and Public History Education in the United States - Rebecca Conard (Middle Tennessee State University)
Reflective Practice: Public History’s Signature Pedagogy - Patricia Mooney-Melvin (Loyola University Chicago)
Public History in the 21st Century: Entrepreneurial Practice within a Shifting Professional Market - Patrick Moore (President National Council on Public History; University of West Florida, Pensacola; Historical Research Associates)
10.30-11.00    Coffee Break
Florence
Photography by Serge Noiret, Florence from Bagno a Ripoli
11.00-13.00     Session 10 - EUI HEC Alumni Roundtable
Which Kind of Public Historians Are We? Public History as an Alternative Job Market for EUI Alumni - 
Chair: Thomas Cauvin (University of Louisiana at Lafayette)
Speakers:
  • Dan H. Andersen (Freelance Historian, Reenactor, and Writer, Copenhagen)
  • Jozefien De Bock (Curator Project Migration, STAM -City Museum Ghent)
  • Christine Dupont (European Parliament-House of History)
  • Torsten Feys (Public History Programme Ghent University)
  • Ciaran O’Scea (Curator, Irish and the Spanish Monarchy Exhibition, Archivo General de Simancas)
  • Sven Mesinovic (Museumspädagoge (freelance) Stiftung Deutsches Technikmuseum Berlin)
  • Markus J. Prutsch (European Parliament)
  • Aurora Savelli (Portale ‘Storia di Firenze’)
  • Sandra Toffolo (EUI-European History Primary Sources)
  • Gerben Zaagsma (Project Anne Frank, Lichtenberg-Kolleg - the Göttingen Institute of Advanced Study)
13.00-14.30    Lunch
14.30-17.00     Session 11 - Museums and Exhibitions
Chair: Luca Molà (EUI)
Narrating Europe in a Museum? The House of European History - Étienne Deschamps (European Parliament)
Origins and Evolution of a Private Museum - Stefania Ricci (Museo Salvatore Ferragamo, Florence)
Museum-Based Research: The View from the Victoria & Albert - Bill Sherman (Victoria & Albert Museum) & Marta Ajmar (Victoria & Albert Museum)
17.00-17.30     Concluding Remarks and Coffee
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loghi-PH-conf-EUI
Scientific sponsors:

Monday, 7 April 2014

Public History: un nuovo modo di avvicinarsi alla storia? Una giornata di discussione all'Università Ca' Foscari di Venezia

http://www.worldcat.org/oclc/123896260
Come definire la Public History ?
Come introdurre la Public History ?
Finora i pochi manuali in inglese che di quest'argomento trattano -e in prospettiva (2015) anche la Oxford Enciclopedia for Public History- si sono limitati ad indagare sul come si fa storia fuori dall'università e con quali pubblici.

La prospettiva è certamente molto vicina alle descrizioni delle pratiche individuali con il passato che le ego-storie hanno messo in mostra spiegando l'itinerario intellettuale degli individui alle prese con il mestiere di storico.

http://www.worldcat.org/oclc/13008269
Le due edizioni del bel libro curato da James B. Gardner e Peter S.La Paglia hanno aggiornato il primo vero manuale introduttiva alla "Public History" pubblicato nel 1986 da Barbara J.Howe e Emory L.Kemp, e sono l'emblema di un approccio personalizzato al campo della Public History.

In quel libro, i Public Historians stessi descrivono le loro pratiche, le loro esperienze personali con la storia, i luoghi dove lavorano con la storia, i media di diffusione che usano per parlare del passato, i pubblici con i quali interagiscono.

Si tratta di definire i "settings" gli ambiti, nei quali si fa storia pubblica, "public history", e di interrogarsi su come si fa storia in quelle dimensioni che non sono quelle tradizionali dell'insegnamento e della ricerca universitaria nella quale si insegna e si pubblica solo per i "pari". I "public historians", che portano fuori dall'accademia i valori professionali che definiscono il mestiere di storico, si propongono altre modalità di pubblicazione e di comunicazione della storia, spesso partecipative. E da questo punto di vista, le possibilità sono molte e diversificate, spesso appassionante, coinvolgenti e gioiose come tenteremo di vedere .durante la giornata Veneziana di qui sotto.

Università Ca’ Foscari
Dottorato in Studi sull’Asia e sull’Africa
Dottorato di ricerca in Storia sociale europea dal medioevo all'età contemporanea
Centro Interuniversitario di Storia Culturale (CSC)

Public History. Un nuovo modo di avvicinarsi alla storia

Martedì 8 aprile 2014 h. 10.00

Ca’ Vendramin ai Carmini, sala A

10.00
Rolf Petri, Presentazione

10.15-11.00
Serge Noiret, Introduzione alla Public History

11.00-11.30
Cécile Franchetti, Un Time travel tra Venezia e Istanbul

11.30-12.00
Emilio Franzina, La comunicazione storica ‘in musica’ (anche) attraverso una
esperienza personale


12.00-12.30 Discussione

12.30-14.00 Pausa Pranzo

14.00-14.30
Vittorio Lora, Teatro, musica e poesia: memorie divise

14.30-15.00
Maria Pia Pedani, Dalla Storia alle storie: la Sultana veneziana

15.00-15.40
Discussione

15.45-16.00
Rolf Petri, Conclusioni